domenica 19 febbraio 2012

Elisabetta Serio 4tet @ 28DiVino


Giulio Martino: sax
Giacomo Pedicini: contrabbasso
Leonardo de Lorenzo: batteria
Elisabetta Serio: pianoforte

ospiti
Giulia La Rosa
Maria Sole Gallevi


Il 28DiVino è ormai garanzia di qualità quindi affacciandosi alla porta del locale le attese sono già molto alte, il pubblico è sempre più esigente e sempre più preparato quando si avvicina a progetti speciali come questo. Elisabetta Serio presenta alcuni nuovi brani del suo primo CD: "April" di prossima uscita. Conosco bene Elisabetta, conosco il suo tocco, l'improbabile diteggiatura, il gusto del fraseggio... so bene a quale pioggia di note ci stiamo per esporre
Prima di iniziare le chiedo di parlarmi dei suoi pezzi, per poter ascoltare riconoscendo dentro le note le stesse emozioni che l'artista ha voluto trasmettere. Mi risponde con una parola: "Vita!" Tutto quello che c'è nel quotidiano, le persone che incontri e quelle che non incontri, quello che ti succede, le emozioni la gioia, la stanchezza, la corsa, le parole che dici e quelle che ascolti: la vita nella semplicità di ciò che sei ogni giorno.
In una parola mi ha detto molto di più dei "fili rossi" delle cartelle stampa! Intanto il concerto è iniziato, le note non tardano a rincorrersi, Elisabetta, nascosta dai suoi folti capelli chiude gli occhi per trascinarci tutti, ma proprio tutti, nel suo sogno di "vita". Il gruppo è molto unito, immediatamente salta agli occhi la complicità tra pianoforte e batteria, Leonardo de Lorenzo alterna spazzole, retrospazzole e bacchette sempre con l'occhio teso ad ogni minimo cenno di Elisabetta che lo guida con l'amore di una sorella maggiore. Leonardo, scampato allo spiffero killer, propone un suono fantasioso e una ritmica non banale eseguita con composta sapienza e profonda passione. Al sax, Giulio Martino inizia la serata con il sax tenore, che alternerà con il soprano durante tutto il concerto, è un musicista maturo e di grande esperienza che sa unire stili diversi senza cadere in faziosismi da prima donna. Il sax regala centinaia di note, a volte difficili da seguire tutte per il nostro orecchio poco allenato. Giulio Martino è un musicista consapevole, bravissimo nella tecnica, umile nella personalità che si è espresso in una serata fatta di note, di giochi, di sperimentazioni e di ricerca con grande livello e grande qualità.
A completare la qualità del quartetto è la presenza del contrabbasso di Giacomo Pedicini, la sua ritmica incessante, la capacità di dare ritmo anche con le note mancanti e questo è un segnale di grande intimità con lo strumento e con la musica che suona. A noi piace molto!
Infine Elisabetta Serio, le sue composizioni, l'input sulla "vita" che ci aveva lanciato prima di iniziare, qualche cover interpretata a suo modo tutto concorre a rendere magnifica questa serata. Elisabetta è una delle rivelazioni più importanti degli ultimi anni, è uno di quei pianisti che hanno un tocco che si riconosce subito, è un modo di interpretare la musica, di sentirla e di esprimerla fino a farla sentire diversa.
La serata, dopo due ore volate via, si conclude con un fuori programma: Giulia La Rosa e Maria Sole Gallevi, ospiti in sala, si uniscono per accompagnare con il loro stile inconfondibile l'ultimo brano che risveglia tutta l'Afrika che è in noi.
Nella musica di Elisabetta Serio c'è emozione impressionista, inquietudine moderna, ordine feng shui, rigore accademico, innocente fantasia …tutto questo e molto altro nelle note di una straordinaria pianista. Il disco prende il nome dall'omonimo brano "April" una composizione tutta da ascoltare per il piacere di sentirsi vivi.
Per questo noi lo vogliano subito!


by © 2012 sMacchianera

venerdì 13 gennaio 2012

ZANISI - PIEROTTI - D'ISANTO Trio @ 28DiVino

Una nuova serata, una nuova sorpresa. Questo è il 28DiVino: una struttura che non dimentica mai di essere anche un Club. La proposta è interessante, tre giovanissimi a cui dare spazio, tre promesse a cui dare occasione di esprimersi. Così nella piccola sala sotterranea inizia il concerto, tra molte attese ed un piccolo ma selezionato gruppo di uditori. Brani originali con lo smalto maturo di chi sa come si armonizza un pezzo. La formazione in trio non lascia spazio ad errori ed incertezze. Le composizioni sono davvero molto interessanti, alcune richiamano vecchi schemi anni 80 ma tutte sono esaltate dalla qualità dei musicisti che non tardano a mostrare tutto il loro estro. Francesco Pierotti (contrabbasso) autore di quasi tutti i brani guida la serata presentando rispettosamente ogni pezzo, immediatamente risalta il binomio brano-luogo dove il luogo (statico o dinamico) da elemento della composizione diventa luogo dell'espressione prima e dell'ascolto poi. Il concerto si sviluppa poi come un viaggio (Roma, Terni, Torino) durante il quale gli artisti danno il massimo sfogo al loro estro creativo. Il contrabbasso domina molti dei pezzi spesso dialogando con il pianoforte proprio sul tema portante. Al pianoforte troviamo un superlativo Enrico Zanisi, dallo sguardo giovane ma dalle espressioni musicali già mature. Diventa facile perdersi tra le sue note che sgorgano come da una sorgente di acqua fresca. Questo fa bene al jazz italiano: il coraggio di esprimersi con uno stile nuovo, giovane e pulito come quello che ci ha regalato questo trio. Alla batteria Fabio D’Isanto, o meglio il suo lato "b"! Lo avevo ascoltato qualche giorno prima in un'altra formazione, ma in questa occasione, complice il particolare stato di grazia, forse complice anche l'empatia tra i musicisti e i pezzi in repertorio…. questa sera sembrava un'altra persona. Un lavoro maturo, sapiente, ricercato nello stile e nel tocco.
Al termine del concerto, si sale, si chiacchiera, riemerge la vera natura del Club dove la presenza non è consumistica ma trova ragione nello scambio di esperienze. Si commenta il concerto con gli stessi musicisti, si parla di fotografia, di teatro, di musica, di cinema…. e quello che si è appena ascoltato ancora risuona dentro in tutte le vibrazioni che si sono vissute. Si torna a casa soddisfatti, sazi del cibo, del vino e dell'ascolto. Pronti per nutrirsi ancora con altro cibo, altro vino ed altre note.
Una bella serata al 28DiVino.

martedì 10 gennaio 2012

Leonardo Radicchi 4tet @ 28DiVino

Il 28DiVino è sicuramente uno dei più interessanti jazz club della capitale, tutto è jazz: il clima, l'aria che si respira, lo scambio di esperienze, le foto appese, la grotta… per questo mi piace andare ad ascoltare la musica da loro! E in tante volte che ho avuto il piacere di andarvi, non sono mai state tradite le mie aspettative. Se cercate un vero jazz club, se siete alla ricerca di vera musica, di passione, competenza e nuovi incontri musicali il 28DiVino è il locale per voi. L'esibizione del Leonardo Radicchi 4tet non smentisce quanto appena affermato, inizia in sordina con un brano lento giusto per scaldare l'ambiente, gli strumenti e le mani dei musicisti per poi svolgersi in una singolare alternanza di brani originali composti da un ventenne di grande talento: Leonardo Radicchi. Alle spalle una serie di esperienze importanti che oggi si manifestano in una musica matura, a volte complessa ma mai banale.
Altrettanto giovani i suoi compagni di avventura: Andrea Colella (contrabbasso) un tocco delicato ma sicuro a sostenere ora l'armonia ora la ritmica, un lavoro chiave e di grande qualità; il ventunenne Manuel Magrini, impressionante pianista dall'invidiabile "mano destra", che ci ha proposto una serie interminabile di spunti gradevoli, puliti, precisi da vero talento che sa come dosare tecnica e virtuosismo; Fabio D'Isanto alla batteria ha voluto, in questa occasione, dare un tocco più marcato al suo suono attraverso incisi a volte duri, ma ha saputo accompagnare con delicatezza tutti quei momenti in cui la batteria deve saper accompagnare con i suoi "vuoti". In sintesi quello di Leonardo Radicchi è davvero un bel progetto, propone una musica fresca, nuova e di alta qualità. La giovane età dei musicisti non è dunque un limite ma la peculiarità che consente loro di proporre un repertorio originale con tutte le caratteristiche dei grandi standard. Il tempo vola ed è facile perdersi tra le mille note proposte, il dialogo tra gli strumenti è fluido e si sussegue lasciando spazio alla versatilità dei singoli per poi riunirsi in brevi incisi corali a dimostrazione del grande talento portato sul palco. Il concerto finisce ma resta ancora la voglia di ascoltarne ancora…. segni importanti per chi fa musica, ma anche per chi la ascolta.
Un "grazie" speciale lo dobbiamo al 28DiVino che, con la sua programmazione attenta e sapiente, lascia spazio ai giovani talenti troppo spesso ignorati o resi invisibili nell'Italia dei baroni.

sabato 17 dicembre 2011

Amazing Grace @ L'archivio 14

L'Archivio 14 è un piccolo spazio in una via di poco transito dove è possibile ascoltare buona musica in versione "familiare". Questa l'esperienza vissuta la sera del concerto di Simona Rizzi. Amazing Grace e' un duo composto da Simona Rizzi (voce) Fabiano Lelli (chitarra acustica) al quale si è unito per l'occasione Flavio Ianiro (Sax). Si respira aria di blues e soul attraverso brani storici di molti generi diversi.
La voce di Simona Rizzi riempie la sala e la scalda con la sua sonorità avvolgente, così come la chitarra di Fabiano Lelli riempie gli spazi di sonorità armonico ritmiche ricche di fantasia e di sorrisi. Impeccabili e genuini poi gli incisi di Flavio Ianiro inseriti con sapienza per regalare al pubblico improvvise e calde emozioni.
Simona è timida e, come sempre, agitata prima di salire sul palco, in due parole mi regala tante sensazioni, il suo desiderio di crescere, la voglia di cantare, il progetto Amazing Grace che le fa brillare gli occhi. Mi regala due parole sul suo rapporto con la musica e su chi, con amore, la ha avvicinata a questo mondo e nella commozione, celata dietro agli sguardi distolti, scorgo l'animo puro e fragile di una cantante che seguo in silenzio da un paio di anni. Ho ascoltato la sua voce diverse volte, in progetti e formazioni differenti, con stilli e generi apparentemente distanti; ma ho dovuto aspettare che salisse sul palco questa sera, dopo averci parlato perché tutto si ricomponesse e finalmente acquistasse una sua forma unica. Simona Rizzi ha il potere di trasmettere le sue emozioni lasciando percepire quel fondo di timida incertezza iniziale per arrivare al nucleo in modo potente determinato, nel canto è facile emozionarsi a volte è anche facile far emozionare, ma è decisamente meno facile trasmettere le proprie emozioni tanto da renderne partecipi gli altri. E questo è un dono che Simona ha condiviso con noi tutta la sera e tutta la sera lo ha fatto con un sorriso sereno e genuino che si rifletteva sui volti dei suoi compagni di viaggio. Colpisce infatti vedere i musicisti cercarsi con gli occhi e sottolineare i passaggi con dei sorrisi. Fabiano Lelli sembra dialogare con la sua chitarra e ridere con gli altri come se stessero raccontando storie; segue le note con le espressioni del volto opportunamente tirate o compiaciute, trasmettendo sempre una grande voglia di fare musica insieme. Anche Flavio Ianiro, sassofonista dal tocco newyorkese, ha regalato attraverso delle sonorità ricche di entusiasmo mille facce di una stessa emozione: Amazing Grage.

martedì 29 novembre 2011

Patrizio Maria @ Sir Daniel

Sottovoce è la rassegna proposta dal SirDaniel, un piccolo pub nascosto ma molto frequentato. L'iniziativa è geniale e la musica viene fuori da sola. Sottovoce è un'iniziatica unplugged dove voce e strumenti sussurrano il loro suono garantendo un impatto zero con il vicinato, ma soprattutto grande qualità nelle esecuzioni. Così ascolto un inedito Patrizio Maria, armato solo di una chitarra acustica (muta). Fa tutto da solo proponendo la sua tradizionale allegria, i suoi colori esplosivi e sussurrando le sue canzoni dai testi mai banali. Un altro modo di ascoltare un artista che già è padrone indiscusso della scena romana, un modo diverso, più intimo e profondo. Non c'è amplificazione, non c'è il gruppo, non c'è il microfono: non ci sono filtri. Patrizio lo sa e si mette in gioco senza maschere. E' sempre grande.

Brasil Night @ l'Archivio 14

La voglia di Brasile che si dibatte tra saudagi e allegria spicca nella serata all'Archivio 14. La piccola Luna A. Whibbe canta, scherza e vibra fino a far perdere nel ritmo ognuno dei presenti. E' voglia di ballare, di lasciare che il corpo si esprima in ogni sua forma. Alle percussioni un tradizionale e quanto mai carico Flavio Vargas Dos Santos (flavinho) con tanta voglia di giocare e con il desiderio di presentare i suoi Os Batuqueiros (meravigliosi percussionisti freestyle incompatibili tuttavia con la signora del primo piano).

La semplicità, la gioia, la carica e i sorriso lasciano chiudere la giornata nel modo migliore, ed è quello che ci portiamo a casa da questa esperienza.

venerdì 4 novembre 2011

LA VOCE DELLA LUNA @ THE PLACE

La voce della Luna, omaggio ufficiale ad Alex Baroni.

Ci sono parti di un concerto che non si possono ascoltare con le orecchie, ci sono testi che non colpiscono solo per le loro parole, ci sono stacchi musicali che non si sentono solo per la particolare armonia. Tutto questo era racchiuso nella piccola sala del "The Place" la sera che ha presentato il suo progetto "La voce della luna". Chi ha avuto, come me, la fortuna di essere presente non ha assistito ad un concerto, non ha "consumato" uno spettacolo con il desiderio consumistico così fortemente instillato dall'era moderna. No, non era un concerto, non era una jam, non era una rassegna non un festival. Difficile da raccontare l'aria che si respirava nell'affollatissima sala dove tutti sembravano uniti, amici di sempre come i componenti di una stessa grande famiglia. Forse questo si respirava prima di tutto: l'indiscutibile potere della musica di travalicare ogni schema, di travolgere le rigidità, di comunicare al di sopra di qualsiasi modalità affidata alle parole.
Sul palco si sono alternati decine di artisti, ognuno in grado di regalare mille emozioni con la disarmante semplicità di chi non si esibisce per il consenso degli altri ma per il piacere di essere presente e di mettere la propria arte a disposizione di tutti.
La semplicità, la familiarità, l'umiltà unite ad una indiscussa bravura e professionalità hanno contribuito a rendere questa serata qualcosa di davvero magico. Non un concerto dunque, ma un'esperienza di vita per la quale si devono ringraziare tutti gli artisti e tutti i presenti che hanno saputo partecipare con un calore ed una semplicità davvero rari. Ognuno ha fatto la sua parte conservando un'intesa corale con tutto lo svolgimento della serata tale da rendere ogni passaggio sempre più emozionante. Ho visto trasparire dagli sguardi tutto l'affetto e l'amore per Alex, le voci emozionate, le note esitate anche dai musicisti più esperti, il desiderio di esprimersi, la voglia di giocare, la grinta, l'amarezza, la poesia, la curiosità, la forza, l'unione, tutto insieme non solo sul palco ma anche nell'angolo più remoto della sala. Tutto questo, nelle mille emozioni che lascia dentro, dimostra che la musica è ancora viva, che questa città ha un potenziale esplosivo in grado di coinvolgere e travolgere più di ogni grande artista commerciale. Vorrei ringraziarvi uno ad uno, vorrei dirvi guardandovi negli occhi quanto siete stati "grandi" e quanto avete saputo trasmettere. Ringrazio per tutti Alessandro Sanna che con il suo tam tam inconsapevolmente ha incrociato il mio percorso e mi ha regalato una delle serate più belle e più forti degli ultimi anni. Questa la magia, questo il mistero, questa la musica.


© 2011 sMacchianera

venerdì 30 settembre 2011

Gruppo Rappresaglia Artistica (GRA) @ Città dell'Altra Economia

La Città dell’Altra Economia, all’interno del Campo Boario di Roma, ha visto martedì 20 settembre l’esordio ufficiale del Gruppo Rappresaglia Artistica, collettivo di artisti residenti nella capitale, diversissimi tra loro, costituitisi la scorsa primavera come “Artisti Romani Per il Sì” con un’iniziativa a sostegno dell’ultima campagna referendaria, oggi rinati come “G.R.A.” e pronti a prestare opera nei luoghi di Roma – e non solo – ove vi sia un’emergenza civile, sociale, politica. Con il filo solo apparentemente generico della necessità di un ripensamento dei consumi, dei ritmi e delle condizioni di lavoro e produzione, di una convivenza sociale che sia il più possibile cosciente e consapevole, si sono avvicendate,le performance più varie, senza soluzione di continuità e con un certo gusto per la sorpresa e lo “schiaffo” estetico per tenere alta la soglia di attenzione a dispetto di tempi morti e inconvenienti tecnici, prevedibili con una compagine tanto nutrita su un palco dalle dimensioni ridotte.

In apertura le trame elettroniche di Roberto Fega, con le voci e le cronache dei recenti “riots” londinesi, e a seguire il jazz avventuroso del quartetto di Pasquale Innarella & Francesco Lo Cascio, il folk introspettivo e aperto all’improvvisazione degli Elcaset di Felice “Furia Elettrica” Lechiancole, Cristiana Vignatelli, Giulio Maschio e Alberto Popolla, la lettura “piana” e sanamente antiteatrale di un uomo di teatro qual è Antonio Sinisi, la canzone d’autore lunare di Antonio Pignatiello (nei suoi Alter Clan militano o ricompaiono come ospiti molti dei musicisti che si sono esibiti nelle formazioni precedenti). Lasciando spazio ad alcuni interludi e combinazioni atipiche, come Rosa Matina, un classico della tradizione siciliana, proposto da un trio estemporaneo di vibrafono (Lo Cascio), chitarra acustica (Adriano Lanzi) e voce (Bianca “la Jorona” Giovannini, un’interprete felicissima della canzone popolare romana con gli occhi bene aperti sulla modernità) o Padrone Mio, un classico di Matteo Salvatore in cui pathos e urgenza politica sono ravvivati da una lettura postmoderna per voce (ancora la Jorona), elettronica (Fega) e rigorosi interventi free (la chitarra di Lechiancole e il clarinetto di Popolla).

Un calderone, un laboratorio vivo e molto promettente nell’insieme, che ha certamente bisogno di essere rodato e limato (fatta salva la sicura professionalità di tutti i contributi) ma che convince nell’entusiasmo, nell’urgenza, di un modo di produrre e condividere arte che vuole essere proposta e riflessione su un possibile modo di produrre e condividere vita.

©2011 U-GENE

lunedì 26 settembre 2011

Il Flauto Magico @ Teatro Olimpico

Ieri sera la prima de “Il Flauto Magico” di Mozart secondo l’orchestra di Piazza Vittorio al teatro Olimpico di Roma: spettacolo da non perdere! (22 settembre- 2 ottobre).

Riletto, smontato, reinventato, rielaborato in sei lingue e a ritmo di jazz, rap, mambo, pop, come se l’opera di Mozart facesse parte di tutte le culture musicali dell’orchestra di Piazza Vittorio, questo Flauto magico è come se fosse una favola tramandata in forma orale e giunta in modi diversi a ciascuno dei musicisti. Come accade ogni volta quando una storia viene trasmessa di bocca in bocca, le vicende e i personaggi si sono trasformati e anche la musica si è allontanata dall’originale, diventando IL FLAUTO MAGICO SECONDO L’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO!

Questo gruppo, nato dall’iniziativa di Mario Tronco nel 2002, annovera fra le proprie file artisti provenienti dai quattro angoli della terra, ha pubblicato due album e si è esibito ormai in centinaia di concerti in tutto il mondo. Nonostante queste premesse il salto a Mozart è stato notevole, quasi vertiginoso. Tanto più che la maggior parte degli artisti, musicisti di strada di estrazione musicale pop, non aveva mai sentito neanche parlare di Mozart e qualcuno non era neanche capace di leggere le note sul pentagramma!

La musica originale, trasformata negli arrangiamenti di Mario Tronco e Leandro Piccioni, rivela ed esalta le potenzialità dell’orchestra con il suo bagaglio interculturale. I temi e le armonie di Mozart stringono la mano alla musica etnica e a quel particolare melange di pop, reggae, rock e jazz che contraddistingue l’orchestra romana. Un Flauto magico contemporaneo ambientato in una moderna società multirazziale. Non c’è da stupirsi allora se Tamino e Pamina, Papageno, Sarastro e gli altri personaggi cantano in wolof, spagnolo, arabo, tedesco, portoghese e inglese e suonano con strumenti anomali, legati alle loro culture musicali (il
cavaquinho, le congas, la kora, il dumdum, il sabar, la tabla e via dicendo) per dar vita ad un prodotto finale di alta qualità musicale e indiscusso coinvolgimento emotivo ed estetico. Originale le scenografie, delicati acquarelli di Lino Fiorito che richiamano l’idea della favola, e le didascalie disegnate su pannelli per i recitativi.

Mozart si sarebbe divertito moltissimo e questo è il complimento più grande che si può fare a questo spettacolo. I musicisti e i cantanti sono eccellenti: ricordiamo per tutti Maria Laura
Martorana, la Regina della Notte. La storia del Flauto magico e la sua poesia sono conservate: gli artisti quando devono impersonare i vari personaggi indossano costumi teatrali sontuosi e coloratissimi.

Il ritmo è incalzante e trascinante: un’opera davvero adatta a grandi e piccini. La gioia di Mozart sarebbe alle stelle: la sua musica è diventata ancora più universale e immortale.

© 2011 Rosi

sabato 17 settembre 2011

ROBERTO CIOTTI & Friends @ Auditorium del Massimo


La manifestazione si inserisce nel più ampio contesto del progetto BITS OF FUTURE: Food for all, sostenuto, promosso e sponsoriz-zato dall'associazione "Scienza per l'amore" in partnership con la società BioHyst. Il progetto promuove la tecnologia Hyst che, come dimostrato e certificato da più di un istituto universitario, è in grado di ricavare da biomasse agricole, anche di scarto, prodotti destinati all'alimentazione umana e zootecnica, all'industria chimica ed alla produzione di energie alternative.
Caratteristica del prodotto Hyst è il recupero, da materie organiche come il cruscame, di una farina idonea all'alimentazione umana, ad alto contenuto di ferro, zinco proteine e vitamine. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione nell'ambito del trattamento delle materie prime e soprattutto degli scarti. Attraverso questa tecnologia, infatti, gli scarti della lavorazione dei paesi industrializzati potranno diventare alimento base per i paesi più poveri e biocarburanti per tutti.

Al momento il macchinario in grado di applicare la tecnologi Hyst è stato posto sotto sequestro della magistratura a seguito di una inchiesta giudiziaria legata al principale finanziatore del progetto e i tempi della magistratura italiana
difficilmente sposano il criterio di urgenza imposto dalla problematica affrontata. C'è solo da sperare che tutto possa essere risolto e chiarito nel minor tempo possibile.

In questo scenario prende corpo il concerto "Roberto Ciotti & Friends" nella sua terza edizione con un Ciotti sempre sensibile ai temi dell'ambiente ed umanitari. La serata si apre con un omaggio proposto dai paesi dell'Africa (il Senegal in particolare) primi destinatari dei frutti della tecnologia Hyst che propongono, nella vivacità che è propria di questi popoli, suoni e danze della loro tradizione colorando con semplicità la scena atraverso strumenti e costumi inusuali per il mondo del "blues" ma che sicuramente hanno saputo catturare l'attenzione degli oltre 600 spettatori presenti in sala.


Danze e ritmi tribali lasciano presto il posto alla prima ospite "friend", Silvana Scarabello, accompagnata dal ritmo potente e sincopato della chitarra acustica di Attilio Costa. La voce di Silvana, composta e bilanciata, dirompe forte nella sala con l'obiettivo di preparare il pubblico alla presenza degli altri ospiti. Non tardano ad arrivare Luciano Gargiulo & Mick Brill Electric trio con il loro groove underground, la splendida voce di Lucy Campeti che, accompagnata al piano da Luciano Zanoni, ha regalato intensi momenti di blues vocalizzato con stile naturale e coinvolgente, con voce graffiante ed aggressiva, che a tratti si sa esprimere anche in sottile e personale voce roca. Ultimo, ma non meno attraente "friend" è il gruppo Vocintransito composto da Susanna Stivali, Desirè Petrocchi, Fabiola Torresi e Simona Rizzi (al piano un onnipresente Luciano Zanoni). Belle e brave, a loro il compito di chiudere la carrellata dei friends con il loro inconfondibile stile, con i vocalizzi, con quei giochi che riescono bene solo quando si è davvero "friends". E dalla platea si sente!



Finalmente arriva il secondo set, tutto diretto dal grande Roberto Ciotti, è un po' tardi e qualcuno alla mia destra si è addormentato sulla poltrona, altri hanno "abbandonato la nave" prima di sprofondare nelle braccia di Morfeo. Le poche defezioni lasciano però maggiore spazio a chi, affezionato ed incuriosito, ha colto in questa l'occasione di partecipare e condividere l'esperienza di un concerto di grande respiro. Roberto ripropone quasi tutti i brani del suo ultimo lavoro con qualche inclusione di pezzi più datati. lo stile è sobrio, Roberto, padrone indiscusso della scena, non rinuncia al suo look abituale con gli occhiali da sole sotto il panama, una camicia comoda, tanta voglia di fare musica e di divertirsi sperimentando e sperimentandosi nel confronto con tutti i suoi friends. Ne scaturisce una grande serata dove i friends si alternano sul palco alla formazione base, ma soprattutto dove ogni spettatore presente ha avuto il suo momento per sentirsi "friend". Roberto Ciotti ci ha abituato al suo blues ed al perfetto suono della sua chitarra, ha scelto con cura il suo gruppo che vede alle tastiere Luciano Zanoni, Flavio Vargas alle percussioni e Fabiola Torresi al basso e cori. mi piace ascoltare certa musica, non per lo stile o la qualità che a questo livello sono indiscutibili, ma per l'affiatamento, per la voglia che si respira di suonare insieme e di proporre un dialogo corale dove c'è spazio per tutti e dove ognuno apporta con la propria arte un contributo unico che solo unito a tutti gli altri regala al pubblico momenti di rara eccellenza. Grazie Roberto per aver voluto questa serata, per il progetto proposto, il fine umanitario, ma soprattutto per aver messo insieme ed alternato sul palco tanti professionisti pronti a mettersi in gioco per regalare il dono della propria arte, e grazie a tutti gli artisti che con tanta serenità si sono alternati meravigliando ed incantando un pubblico ormai sempre più desideroso di buona musica. Eccola.