martedì 29 novembre 2011

Patrizio Maria @ Sir Daniel

Sottovoce è la rassegna proposta dal SirDaniel, un piccolo pub nascosto ma molto frequentato. L'iniziativa è geniale e la musica viene fuori da sola. Sottovoce è un'iniziatica unplugged dove voce e strumenti sussurrano il loro suono garantendo un impatto zero con il vicinato, ma soprattutto grande qualità nelle esecuzioni. Così ascolto un inedito Patrizio Maria, armato solo di una chitarra acustica (muta). Fa tutto da solo proponendo la sua tradizionale allegria, i suoi colori esplosivi e sussurrando le sue canzoni dai testi mai banali. Un altro modo di ascoltare un artista che già è padrone indiscusso della scena romana, un modo diverso, più intimo e profondo. Non c'è amplificazione, non c'è il gruppo, non c'è il microfono: non ci sono filtri. Patrizio lo sa e si mette in gioco senza maschere. E' sempre grande.

Brasil Night @ l'Archivio 14

La voglia di Brasile che si dibatte tra saudagi e allegria spicca nella serata all'Archivio 14. La piccola Luna A. Whibbe canta, scherza e vibra fino a far perdere nel ritmo ognuno dei presenti. E' voglia di ballare, di lasciare che il corpo si esprima in ogni sua forma. Alle percussioni un tradizionale e quanto mai carico Flavio Vargas Dos Santos (flavinho) con tanta voglia di giocare e con il desiderio di presentare i suoi Os Batuqueiros (meravigliosi percussionisti freestyle incompatibili tuttavia con la signora del primo piano).

La semplicità, la gioia, la carica e i sorriso lasciano chiudere la giornata nel modo migliore, ed è quello che ci portiamo a casa da questa esperienza.

venerdì 4 novembre 2011

LA VOCE DELLA LUNA @ THE PLACE

La voce della Luna, omaggio ufficiale ad Alex Baroni.

Ci sono parti di un concerto che non si possono ascoltare con le orecchie, ci sono testi che non colpiscono solo per le loro parole, ci sono stacchi musicali che non si sentono solo per la particolare armonia. Tutto questo era racchiuso nella piccola sala del "The Place" la sera che ha presentato il suo progetto "La voce della luna". Chi ha avuto, come me, la fortuna di essere presente non ha assistito ad un concerto, non ha "consumato" uno spettacolo con il desiderio consumistico così fortemente instillato dall'era moderna. No, non era un concerto, non era una jam, non era una rassegna non un festival. Difficile da raccontare l'aria che si respirava nell'affollatissima sala dove tutti sembravano uniti, amici di sempre come i componenti di una stessa grande famiglia. Forse questo si respirava prima di tutto: l'indiscutibile potere della musica di travalicare ogni schema, di travolgere le rigidità, di comunicare al di sopra di qualsiasi modalità affidata alle parole.
Sul palco si sono alternati decine di artisti, ognuno in grado di regalare mille emozioni con la disarmante semplicità di chi non si esibisce per il consenso degli altri ma per il piacere di essere presente e di mettere la propria arte a disposizione di tutti.
La semplicità, la familiarità, l'umiltà unite ad una indiscussa bravura e professionalità hanno contribuito a rendere questa serata qualcosa di davvero magico. Non un concerto dunque, ma un'esperienza di vita per la quale si devono ringraziare tutti gli artisti e tutti i presenti che hanno saputo partecipare con un calore ed una semplicità davvero rari. Ognuno ha fatto la sua parte conservando un'intesa corale con tutto lo svolgimento della serata tale da rendere ogni passaggio sempre più emozionante. Ho visto trasparire dagli sguardi tutto l'affetto e l'amore per Alex, le voci emozionate, le note esitate anche dai musicisti più esperti, il desiderio di esprimersi, la voglia di giocare, la grinta, l'amarezza, la poesia, la curiosità, la forza, l'unione, tutto insieme non solo sul palco ma anche nell'angolo più remoto della sala. Tutto questo, nelle mille emozioni che lascia dentro, dimostra che la musica è ancora viva, che questa città ha un potenziale esplosivo in grado di coinvolgere e travolgere più di ogni grande artista commerciale. Vorrei ringraziarvi uno ad uno, vorrei dirvi guardandovi negli occhi quanto siete stati "grandi" e quanto avete saputo trasmettere. Ringrazio per tutti Alessandro Sanna che con il suo tam tam inconsapevolmente ha incrociato il mio percorso e mi ha regalato una delle serate più belle e più forti degli ultimi anni. Questa la magia, questo il mistero, questa la musica.


© 2011 sMacchianera

venerdì 30 settembre 2011

Gruppo Rappresaglia Artistica (GRA) @ Città dell'Altra Economia

La Città dell’Altra Economia, all’interno del Campo Boario di Roma, ha visto martedì 20 settembre l’esordio ufficiale del Gruppo Rappresaglia Artistica, collettivo di artisti residenti nella capitale, diversissimi tra loro, costituitisi la scorsa primavera come “Artisti Romani Per il Sì” con un’iniziativa a sostegno dell’ultima campagna referendaria, oggi rinati come “G.R.A.” e pronti a prestare opera nei luoghi di Roma – e non solo – ove vi sia un’emergenza civile, sociale, politica. Con il filo solo apparentemente generico della necessità di un ripensamento dei consumi, dei ritmi e delle condizioni di lavoro e produzione, di una convivenza sociale che sia il più possibile cosciente e consapevole, si sono avvicendate,le performance più varie, senza soluzione di continuità e con un certo gusto per la sorpresa e lo “schiaffo” estetico per tenere alta la soglia di attenzione a dispetto di tempi morti e inconvenienti tecnici, prevedibili con una compagine tanto nutrita su un palco dalle dimensioni ridotte.

In apertura le trame elettroniche di Roberto Fega, con le voci e le cronache dei recenti “riots” londinesi, e a seguire il jazz avventuroso del quartetto di Pasquale Innarella & Francesco Lo Cascio, il folk introspettivo e aperto all’improvvisazione degli Elcaset di Felice “Furia Elettrica” Lechiancole, Cristiana Vignatelli, Giulio Maschio e Alberto Popolla, la lettura “piana” e sanamente antiteatrale di un uomo di teatro qual è Antonio Sinisi, la canzone d’autore lunare di Antonio Pignatiello (nei suoi Alter Clan militano o ricompaiono come ospiti molti dei musicisti che si sono esibiti nelle formazioni precedenti). Lasciando spazio ad alcuni interludi e combinazioni atipiche, come Rosa Matina, un classico della tradizione siciliana, proposto da un trio estemporaneo di vibrafono (Lo Cascio), chitarra acustica (Adriano Lanzi) e voce (Bianca “la Jorona” Giovannini, un’interprete felicissima della canzone popolare romana con gli occhi bene aperti sulla modernità) o Padrone Mio, un classico di Matteo Salvatore in cui pathos e urgenza politica sono ravvivati da una lettura postmoderna per voce (ancora la Jorona), elettronica (Fega) e rigorosi interventi free (la chitarra di Lechiancole e il clarinetto di Popolla).

Un calderone, un laboratorio vivo e molto promettente nell’insieme, che ha certamente bisogno di essere rodato e limato (fatta salva la sicura professionalità di tutti i contributi) ma che convince nell’entusiasmo, nell’urgenza, di un modo di produrre e condividere arte che vuole essere proposta e riflessione su un possibile modo di produrre e condividere vita.

©2011 U-GENE

lunedì 26 settembre 2011

Il Flauto Magico @ Teatro Olimpico

Ieri sera la prima de “Il Flauto Magico” di Mozart secondo l’orchestra di Piazza Vittorio al teatro Olimpico di Roma: spettacolo da non perdere! (22 settembre- 2 ottobre).

Riletto, smontato, reinventato, rielaborato in sei lingue e a ritmo di jazz, rap, mambo, pop, come se l’opera di Mozart facesse parte di tutte le culture musicali dell’orchestra di Piazza Vittorio, questo Flauto magico è come se fosse una favola tramandata in forma orale e giunta in modi diversi a ciascuno dei musicisti. Come accade ogni volta quando una storia viene trasmessa di bocca in bocca, le vicende e i personaggi si sono trasformati e anche la musica si è allontanata dall’originale, diventando IL FLAUTO MAGICO SECONDO L’ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO!

Questo gruppo, nato dall’iniziativa di Mario Tronco nel 2002, annovera fra le proprie file artisti provenienti dai quattro angoli della terra, ha pubblicato due album e si è esibito ormai in centinaia di concerti in tutto il mondo. Nonostante queste premesse il salto a Mozart è stato notevole, quasi vertiginoso. Tanto più che la maggior parte degli artisti, musicisti di strada di estrazione musicale pop, non aveva mai sentito neanche parlare di Mozart e qualcuno non era neanche capace di leggere le note sul pentagramma!

La musica originale, trasformata negli arrangiamenti di Mario Tronco e Leandro Piccioni, rivela ed esalta le potenzialità dell’orchestra con il suo bagaglio interculturale. I temi e le armonie di Mozart stringono la mano alla musica etnica e a quel particolare melange di pop, reggae, rock e jazz che contraddistingue l’orchestra romana. Un Flauto magico contemporaneo ambientato in una moderna società multirazziale. Non c’è da stupirsi allora se Tamino e Pamina, Papageno, Sarastro e gli altri personaggi cantano in wolof, spagnolo, arabo, tedesco, portoghese e inglese e suonano con strumenti anomali, legati alle loro culture musicali (il
cavaquinho, le congas, la kora, il dumdum, il sabar, la tabla e via dicendo) per dar vita ad un prodotto finale di alta qualità musicale e indiscusso coinvolgimento emotivo ed estetico. Originale le scenografie, delicati acquarelli di Lino Fiorito che richiamano l’idea della favola, e le didascalie disegnate su pannelli per i recitativi.

Mozart si sarebbe divertito moltissimo e questo è il complimento più grande che si può fare a questo spettacolo. I musicisti e i cantanti sono eccellenti: ricordiamo per tutti Maria Laura
Martorana, la Regina della Notte. La storia del Flauto magico e la sua poesia sono conservate: gli artisti quando devono impersonare i vari personaggi indossano costumi teatrali sontuosi e coloratissimi.

Il ritmo è incalzante e trascinante: un’opera davvero adatta a grandi e piccini. La gioia di Mozart sarebbe alle stelle: la sua musica è diventata ancora più universale e immortale.

© 2011 Rosi

sabato 17 settembre 2011

ROBERTO CIOTTI & Friends @ Auditorium del Massimo


La manifestazione si inserisce nel più ampio contesto del progetto BITS OF FUTURE: Food for all, sostenuto, promosso e sponsoriz-zato dall'associazione "Scienza per l'amore" in partnership con la società BioHyst. Il progetto promuove la tecnologia Hyst che, come dimostrato e certificato da più di un istituto universitario, è in grado di ricavare da biomasse agricole, anche di scarto, prodotti destinati all'alimentazione umana e zootecnica, all'industria chimica ed alla produzione di energie alternative.
Caratteristica del prodotto Hyst è il recupero, da materie organiche come il cruscame, di una farina idonea all'alimentazione umana, ad alto contenuto di ferro, zinco proteine e vitamine. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione nell'ambito del trattamento delle materie prime e soprattutto degli scarti. Attraverso questa tecnologia, infatti, gli scarti della lavorazione dei paesi industrializzati potranno diventare alimento base per i paesi più poveri e biocarburanti per tutti.

Al momento il macchinario in grado di applicare la tecnologi Hyst è stato posto sotto sequestro della magistratura a seguito di una inchiesta giudiziaria legata al principale finanziatore del progetto e i tempi della magistratura italiana
difficilmente sposano il criterio di urgenza imposto dalla problematica affrontata. C'è solo da sperare che tutto possa essere risolto e chiarito nel minor tempo possibile.

In questo scenario prende corpo il concerto "Roberto Ciotti & Friends" nella sua terza edizione con un Ciotti sempre sensibile ai temi dell'ambiente ed umanitari. La serata si apre con un omaggio proposto dai paesi dell'Africa (il Senegal in particolare) primi destinatari dei frutti della tecnologia Hyst che propongono, nella vivacità che è propria di questi popoli, suoni e danze della loro tradizione colorando con semplicità la scena atraverso strumenti e costumi inusuali per il mondo del "blues" ma che sicuramente hanno saputo catturare l'attenzione degli oltre 600 spettatori presenti in sala.


Danze e ritmi tribali lasciano presto il posto alla prima ospite "friend", Silvana Scarabello, accompagnata dal ritmo potente e sincopato della chitarra acustica di Attilio Costa. La voce di Silvana, composta e bilanciata, dirompe forte nella sala con l'obiettivo di preparare il pubblico alla presenza degli altri ospiti. Non tardano ad arrivare Luciano Gargiulo & Mick Brill Electric trio con il loro groove underground, la splendida voce di Lucy Campeti che, accompagnata al piano da Luciano Zanoni, ha regalato intensi momenti di blues vocalizzato con stile naturale e coinvolgente, con voce graffiante ed aggressiva, che a tratti si sa esprimere anche in sottile e personale voce roca. Ultimo, ma non meno attraente "friend" è il gruppo Vocintransito composto da Susanna Stivali, Desirè Petrocchi, Fabiola Torresi e Simona Rizzi (al piano un onnipresente Luciano Zanoni). Belle e brave, a loro il compito di chiudere la carrellata dei friends con il loro inconfondibile stile, con i vocalizzi, con quei giochi che riescono bene solo quando si è davvero "friends". E dalla platea si sente!



Finalmente arriva il secondo set, tutto diretto dal grande Roberto Ciotti, è un po' tardi e qualcuno alla mia destra si è addormentato sulla poltrona, altri hanno "abbandonato la nave" prima di sprofondare nelle braccia di Morfeo. Le poche defezioni lasciano però maggiore spazio a chi, affezionato ed incuriosito, ha colto in questa l'occasione di partecipare e condividere l'esperienza di un concerto di grande respiro. Roberto ripropone quasi tutti i brani del suo ultimo lavoro con qualche inclusione di pezzi più datati. lo stile è sobrio, Roberto, padrone indiscusso della scena, non rinuncia al suo look abituale con gli occhiali da sole sotto il panama, una camicia comoda, tanta voglia di fare musica e di divertirsi sperimentando e sperimentandosi nel confronto con tutti i suoi friends. Ne scaturisce una grande serata dove i friends si alternano sul palco alla formazione base, ma soprattutto dove ogni spettatore presente ha avuto il suo momento per sentirsi "friend". Roberto Ciotti ci ha abituato al suo blues ed al perfetto suono della sua chitarra, ha scelto con cura il suo gruppo che vede alle tastiere Luciano Zanoni, Flavio Vargas alle percussioni e Fabiola Torresi al basso e cori. mi piace ascoltare certa musica, non per lo stile o la qualità che a questo livello sono indiscutibili, ma per l'affiatamento, per la voglia che si respira di suonare insieme e di proporre un dialogo corale dove c'è spazio per tutti e dove ognuno apporta con la propria arte un contributo unico che solo unito a tutti gli altri regala al pubblico momenti di rara eccellenza. Grazie Roberto per aver voluto questa serata, per il progetto proposto, il fine umanitario, ma soprattutto per aver messo insieme ed alternato sul palco tanti professionisti pronti a mettersi in gioco per regalare il dono della propria arte, e grazie a tutti gli artisti che con tanta serenità si sono alternati meravigliando ed incantando un pubblico ormai sempre più desideroso di buona musica. Eccola.

giovedì 14 luglio 2011

YANN TIERSEN @ VILLA ADA

Va bene, lo ammetto, che c’è di male? Sono andata a Villa Ada con delle aspettative su questo concerto, e queste aspettative avevano il suono un po’ struggente delle ruote di bicicletta, della fisarmonica e dei campanelli di Amelie o della malinconia nostalgica di Goodbye Lenin. Lo so che sono troppo infantile e lo so che non posso pretendere stasera i nanetti da giardino o i barattoli di cetriolini sottaceto della DDR, ma quando si accendono le luci ho tante suggestioni, tanti ricordi in testa e sono un po’ emozionata....

Yann compare in scena con un violino che fa ben sperare e quattro musicisti, ma la melodia devia subito in strutture elettriche spietatamente stridule, spietatamente monotone, spietatamente sperimentali; lui cerca di reinventare e di sorprendere, ma non mi commuove né mi colpisce per l’originalità. Mi vengono in mente gli Air, tra l’altro, ma senza quella loro tipica e rarefatta grazia sognante. Se ero venuta in cerca di malinconia, stasera sento una tristezza quasi dura; se di solito mi piace che qualcuno provi a riscrivere una melodia conosciuta, stasera la sento distorta, tradita…

Yann, lo so che vieni dal punk e posso immaginare che a un certo punto non ne potevi più di atmosfere da cineteca, ma… eri un po’ il custode di alcuni miei ricordi e di alcune mie emozioni, non potevi cedere a qualche brano di repertorio, così, in onore dei vecchi tempi al bistrot?

Forse sono troppo nostalgica, mi dico, forse non sono aperta al nuovo, e guardo il pubblico in cerca di spunti, ma anche i più agguerriti in prima fila mi sembrano congelati, l’atmosfera non è calda in questa serata di luglio. Un ragazzo mi passa accanto e dice un po’ stizzito: “Se vado a sentire De Gregori, voglio De Gregori”.

È il prezzo della fama, Yann! Se un disco ti ha fatto conoscere al grande pubblico, devi immolare almeno una vittima al suo altare, se non altro per scaramanzia, per rispetto a quello che hai suscitato nel pubblico per tanto tempo: quella divina nostalgia che anche da grande ti fa venire in mente le atmosfere dell’infanzia, della perdita dell’innocenza, della prima corsa in bici per le vie di Parigi…


© 2011 GHIGHLI

giovedì 9 giugno 2011

Donatella Girombelli @ Palazzo Odescalchi

"Senza Eleganza nel cuore non c'è eleganza" con questa frase di YSL, Lucia Odescalchi, perfetta padrona di casa ha presentato nella splendida corinice di Palazzo Odesclachi a Roma il libro della sua amica nonchè nota stilista di Jenny e Byblos, Donatella Girombelli.

Madrina d'eccezione e sempre affascinanante, Isabella Ferrari ha regalato al pubblico la lettura di alcuni brani tratti dal libro, mentre la giornalista Laura Laurenzi e la storica del costume Sofia Agnoli con domande ed interventi ben costruiti hanno dato vita ad un'interessante dialettica sulle motivazioni che hanno spinto La Girombelli a scrivere questa sua opera prima. La stilista dopo un decennio lontano dalla moda, ha visto crescere l'esigenza di fissare i ricordi di una vita in questo meraviglioso diario di immagini e racconti a volte singolari ,su tutto cio' che lo stravagante mondo della moda e dello spettacolo le ha fatto vivere durante la sua lunga carriera.
Si avverte molta poesia, e il desiderio di condividere emozioni e vissuti con il pubblico, gli amici, e tutti coloro che amanti della creatività, della moda, dei viaggi, vedono nella stilista un'icona di stile e femminilità.

Il compito di una stilista dice la Girombelli, "deve essere quello aiutare la donna ad essere piu' bella,esaltandone la femminilità, senza costringere a diete ossessive", parole che si ascoltano con estremo piacere in un 'epoca in cui non è permesso essere "normali".

Bellissima infine la presentazione del volume allestita all'interno dello showroom di gioelli disegati da Lucia Odescalchi, pezzi unici nei quali l 'accostamento tra pietre e materiali da' vita ad oggetti dalle forme eleganti e molto speciali.

Il volume, i cui ricavati andranno in aiuto dei bambini affetti dalla sclerosi multipla, si trova in vendita presso la libreria Cremese di via Belsiana a Roma, un bel modo per accostarsi al mondo della moda rendendo questo gesto ancor piu' significativo.




by ©Alearch 2011

martedì 7 giugno 2011

CLASSICO CARIOCA @ Alexander Platz

Susanna Stivali: voce

Alessandro Gwis: pianoforte

Luca Pirozzi: basso elettrico

Emanuele Smimmo: batteria



L'Alexander Platz, la piazza più famosa del jazz nella capitale, l'unico locale che farebbe perdere la pazienza anche a un buddha. Ancora mi chiedo se nel 2011 si possa tollerare che un esercente risponda "il pos non prende la linea che non funziona bene". Non perchè la risposta sia sgrammaticata, a questo ormai ci stiamo abituando, ma perchè in tutto l'anno la risposta è stata sempre la stessa! Ma i dubbi passano subito quando vedo che su 15 tavoli serviti durante la serata, a nessuno, dico nessuno, è stata consegnata una ricevuta per la consumazione. Ho dovuto insistere per avere la mia, per poi sentirmi dire "che problema c'è? Se la chiede, la ricevuta, noi la facciamo, altrimenti, se il cliente non la chiede, non serve". Questa, nel mio paese, oltre che "frase sgrammaticata", si chiama evasione. Un tempo non era onorevole, ma evidentemente ora le cose non sono più così. Ecco perchè questo paese non ha più nulla da darmi se non nelle sue espressioni artistiche.

Sul mio tavolo, accanto al menù, fa bella mostra di se il coperchio di una scatola di veleno topicida, che dire? Per fortuna, dopo aver bevuto la peggiore coca-cola della mia vita (e ce ne vuole a non riuscire a servire neppure una coca-cola decente!!!), finalmente inizia il concerto.


In poche battute scambiate con Susanna Stivali prima dell'inizio, mi informo sulla sua recente esperienza brasiliana. Le brillano gli occhi mentre mi parla, è emozionata e le parole non si fermano. Avrebbe tanto da raccontare ma il tempo è tiranno e dobbiamo tagliare corto, altri amici da salutare ed un concerto da cantare. Resta la sensazione, l'emozione che si respira, la carica interiore. Un vulcano Susanna, che ha ancora tutto da raccontare, e sale sul piccolo palco insieme al suo gruppo, tutti sostituti, mi dirà poi, ma che sostituti!

Il progetto è un viaggio tra le canzoni di Chico Barque e propone brani noti e meno noti. L'interpretazione di Susanna colpisce dritta all'emozione fin dal primo brano"Che sarà", delicata ma incisiva, articolata ma diretta, la voce di Susanna Stivali si sovrappone agli strumenti accompagnandoli o rispondendo attraverso i suoi schemi non convenzionali. E' uno stile tutto suo che, unito al suo effetto crea forme armoniche e forme ritmiche uniche. Accanto a Susanna spiccano le figure della sua band, Luca Pirozzi, in particolare che, sebbene non entusiasta della sua prestazione, regala momenti di profonda passione, da suo basso sgorgano rigogliosi fraseggi imprevedibili ricchi non solo di note, ma di sound, di ritmo e di poesia. Alessandro Gwis al piano ed Emanuele Smimmo alla batteria completano le orchestrazioni offrendo arrangiamenti colti e misurati.


Tra tutti i brani mi resta in mente Construção il cui testo, sottolineato dalla splendida interpretazione, appare quanto mai attuale nei contenuti eppure, nella sua tragicità si presenta con la purezza e la dolcezza di una poesia classica. Grazie Susanna di averlo inserito in scaletta! La serata corre via, come accade sempre quando si sta particolarmente bene, il tempo fugge e si fa tardi, ci accorgiamo dunque di essere arrivati alla fine del concerto con ancore nelle orecchie e nel cuore tanta voglia di ascoltare ancora musica, questa musica, questa Susanna che, timidamente, sale ancora sul palco per concedere un bis: ma non è mai abbastanza. Torno a casa con la voglia di ascoltarla ancora, magari, spero, in un altro locale...


sabato 4 giugno 2011

JAZZ BLACK GROOVE TRIO @ Pentagrappolo Wine Bar

Giulia La Rosa: voce, percussioni

Elisabetta Serio: pianoforte

Patrizio Sacco: basso elettrico



Il Pentagrappolo è un rinomato wine bar della capitale fortemente voluto da qualcuno che di musica se ne intende ed ha cercato di favorire l'acustica in tutti i modi. Il risultato è uno dei migliori "wine bar" dove ascoltare musica posto in una via che a Roma evoca il jazz ad ogni passo.

La serata era calda, quando sono arrivato gli artisti stavano prendendo gli ultimi accordi per la scaletta, una sigaretta e poi via....

Inizia un nuovo viaggio tra le note di questo gruppo. Giulia La Rosa ed Elisabetta Serio le avevo già apprezzate in passato (vedi articolo al Good Cafè), per questo le aspettative erano alte. Avevo la forte curiosità di ascoltare Elisabetta Serio suonare un pianoforte vero: "sarà tutta un'altra cosa!" mi dicevo. Ed eccoli iniziare...


Giulia La Rosa è una cantante di grande esperienza e sa come attirare il pubblico, inizia lentamente con gli standard più semplici (un Summertime tanto per gradire) lavorati con la sua voce speciale, profonda nei bassi e roca al punto giusto. Inizia in punta di piedi di fronte ad un pubblico "assente" e distratto, ma Giulia chiude gli occhi e canta, la sua musica penetra ed il suo cuore danza. Danza a tal punto che quando li riapre tutta la sala è attenta e trascinata da questo sound, dal ritmo lento scandito dal basso. Giulia è semplice e trasmette serenità nella sua dimensione del canto, per questo mi piace ascoltarla dal vivo, per l'espressione profondamente serena e sorridente che assume e che rende il suo canto carismatico e meditativo.


Ma Giulia non è sola in questo progetto, ha sempre a fianco musicisti d'eccezione. Patrizio Sacco, per esempio, non avevo mai avuto l'occasione di ascoltarlo ed ho scoperto un grande musicista, puntuale e misurato. Estroso, mai eccessivo, Patrizio ha accompagnato ogni brano concedendosi, nei soli, fraseggi importanti. Accompagnamenti ritmica e contrappunto hanno dato nuova forza ai brani. Patrizio Sacco è un piacevole improvvisatore che sa bene come sottolineare, con il suo strumento, i diversi momenti ritmici: è il "gusto" che fa la differenza. Infine Elisabetta Serio, una pianista di cui ormai mi ritengo "artisticamente" innamorato. Avevo ragione, con un vero piano è tutta un'altra cosa!!! Le improbabili posizioni delle sue mani lasciano uscire dallo strumento suoni precisi, accordi profondi. Elisabetta entra nel pianoforte ed è un tutt'uno con lo strumento, questo poi diventa a volte percussivo, a volte melodico, armonico e ritmico, incarna ogni sensazione voglia essere trasmessa. Siamo di fronte ad un vero e proprio talento, siamo di fronte ad una magia rara di cui l'orecchio non è mai sazio. Elisabetta Serio completa il lavoro di Giulia La Rosa non solo accompagnandone le armonie, ma sostenendone le emozioni.


Ascoltare questo trio diventa un esperienza che ognuno dovrebbe avere la possibilità di vivere, non solo per la qualità della musica e per la genuinità dell'espressione artistica, ma soprattutto per la semplicità della comunicazione empatica che consente ad ogni brano di arrivare dritto al cuore.

A risentirvi presto!!!