giovedì 14 luglio 2011

YANN TIERSEN @ VILLA ADA

Va bene, lo ammetto, che c’è di male? Sono andata a Villa Ada con delle aspettative su questo concerto, e queste aspettative avevano il suono un po’ struggente delle ruote di bicicletta, della fisarmonica e dei campanelli di Amelie o della malinconia nostalgica di Goodbye Lenin. Lo so che sono troppo infantile e lo so che non posso pretendere stasera i nanetti da giardino o i barattoli di cetriolini sottaceto della DDR, ma quando si accendono le luci ho tante suggestioni, tanti ricordi in testa e sono un po’ emozionata....

Yann compare in scena con un violino che fa ben sperare e quattro musicisti, ma la melodia devia subito in strutture elettriche spietatamente stridule, spietatamente monotone, spietatamente sperimentali; lui cerca di reinventare e di sorprendere, ma non mi commuove né mi colpisce per l’originalità. Mi vengono in mente gli Air, tra l’altro, ma senza quella loro tipica e rarefatta grazia sognante. Se ero venuta in cerca di malinconia, stasera sento una tristezza quasi dura; se di solito mi piace che qualcuno provi a riscrivere una melodia conosciuta, stasera la sento distorta, tradita…

Yann, lo so che vieni dal punk e posso immaginare che a un certo punto non ne potevi più di atmosfere da cineteca, ma… eri un po’ il custode di alcuni miei ricordi e di alcune mie emozioni, non potevi cedere a qualche brano di repertorio, così, in onore dei vecchi tempi al bistrot?

Forse sono troppo nostalgica, mi dico, forse non sono aperta al nuovo, e guardo il pubblico in cerca di spunti, ma anche i più agguerriti in prima fila mi sembrano congelati, l’atmosfera non è calda in questa serata di luglio. Un ragazzo mi passa accanto e dice un po’ stizzito: “Se vado a sentire De Gregori, voglio De Gregori”.

È il prezzo della fama, Yann! Se un disco ti ha fatto conoscere al grande pubblico, devi immolare almeno una vittima al suo altare, se non altro per scaramanzia, per rispetto a quello che hai suscitato nel pubblico per tanto tempo: quella divina nostalgia che anche da grande ti fa venire in mente le atmosfere dell’infanzia, della perdita dell’innocenza, della prima corsa in bici per le vie di Parigi…


© 2011 GHIGHLI

giovedì 9 giugno 2011

Donatella Girombelli @ Palazzo Odescalchi

"Senza Eleganza nel cuore non c'è eleganza" con questa frase di YSL, Lucia Odescalchi, perfetta padrona di casa ha presentato nella splendida corinice di Palazzo Odesclachi a Roma il libro della sua amica nonchè nota stilista di Jenny e Byblos, Donatella Girombelli.

Madrina d'eccezione e sempre affascinanante, Isabella Ferrari ha regalato al pubblico la lettura di alcuni brani tratti dal libro, mentre la giornalista Laura Laurenzi e la storica del costume Sofia Agnoli con domande ed interventi ben costruiti hanno dato vita ad un'interessante dialettica sulle motivazioni che hanno spinto La Girombelli a scrivere questa sua opera prima. La stilista dopo un decennio lontano dalla moda, ha visto crescere l'esigenza di fissare i ricordi di una vita in questo meraviglioso diario di immagini e racconti a volte singolari ,su tutto cio' che lo stravagante mondo della moda e dello spettacolo le ha fatto vivere durante la sua lunga carriera.
Si avverte molta poesia, e il desiderio di condividere emozioni e vissuti con il pubblico, gli amici, e tutti coloro che amanti della creatività, della moda, dei viaggi, vedono nella stilista un'icona di stile e femminilità.

Il compito di una stilista dice la Girombelli, "deve essere quello aiutare la donna ad essere piu' bella,esaltandone la femminilità, senza costringere a diete ossessive", parole che si ascoltano con estremo piacere in un 'epoca in cui non è permesso essere "normali".

Bellissima infine la presentazione del volume allestita all'interno dello showroom di gioelli disegati da Lucia Odescalchi, pezzi unici nei quali l 'accostamento tra pietre e materiali da' vita ad oggetti dalle forme eleganti e molto speciali.

Il volume, i cui ricavati andranno in aiuto dei bambini affetti dalla sclerosi multipla, si trova in vendita presso la libreria Cremese di via Belsiana a Roma, un bel modo per accostarsi al mondo della moda rendendo questo gesto ancor piu' significativo.




by ©Alearch 2011

martedì 7 giugno 2011

CLASSICO CARIOCA @ Alexander Platz

Susanna Stivali: voce

Alessandro Gwis: pianoforte

Luca Pirozzi: basso elettrico

Emanuele Smimmo: batteria



L'Alexander Platz, la piazza più famosa del jazz nella capitale, l'unico locale che farebbe perdere la pazienza anche a un buddha. Ancora mi chiedo se nel 2011 si possa tollerare che un esercente risponda "il pos non prende la linea che non funziona bene". Non perchè la risposta sia sgrammaticata, a questo ormai ci stiamo abituando, ma perchè in tutto l'anno la risposta è stata sempre la stessa! Ma i dubbi passano subito quando vedo che su 15 tavoli serviti durante la serata, a nessuno, dico nessuno, è stata consegnata una ricevuta per la consumazione. Ho dovuto insistere per avere la mia, per poi sentirmi dire "che problema c'è? Se la chiede, la ricevuta, noi la facciamo, altrimenti, se il cliente non la chiede, non serve". Questa, nel mio paese, oltre che "frase sgrammaticata", si chiama evasione. Un tempo non era onorevole, ma evidentemente ora le cose non sono più così. Ecco perchè questo paese non ha più nulla da darmi se non nelle sue espressioni artistiche.

Sul mio tavolo, accanto al menù, fa bella mostra di se il coperchio di una scatola di veleno topicida, che dire? Per fortuna, dopo aver bevuto la peggiore coca-cola della mia vita (e ce ne vuole a non riuscire a servire neppure una coca-cola decente!!!), finalmente inizia il concerto.


In poche battute scambiate con Susanna Stivali prima dell'inizio, mi informo sulla sua recente esperienza brasiliana. Le brillano gli occhi mentre mi parla, è emozionata e le parole non si fermano. Avrebbe tanto da raccontare ma il tempo è tiranno e dobbiamo tagliare corto, altri amici da salutare ed un concerto da cantare. Resta la sensazione, l'emozione che si respira, la carica interiore. Un vulcano Susanna, che ha ancora tutto da raccontare, e sale sul piccolo palco insieme al suo gruppo, tutti sostituti, mi dirà poi, ma che sostituti!

Il progetto è un viaggio tra le canzoni di Chico Barque e propone brani noti e meno noti. L'interpretazione di Susanna colpisce dritta all'emozione fin dal primo brano"Che sarà", delicata ma incisiva, articolata ma diretta, la voce di Susanna Stivali si sovrappone agli strumenti accompagnandoli o rispondendo attraverso i suoi schemi non convenzionali. E' uno stile tutto suo che, unito al suo effetto crea forme armoniche e forme ritmiche uniche. Accanto a Susanna spiccano le figure della sua band, Luca Pirozzi, in particolare che, sebbene non entusiasta della sua prestazione, regala momenti di profonda passione, da suo basso sgorgano rigogliosi fraseggi imprevedibili ricchi non solo di note, ma di sound, di ritmo e di poesia. Alessandro Gwis al piano ed Emanuele Smimmo alla batteria completano le orchestrazioni offrendo arrangiamenti colti e misurati.


Tra tutti i brani mi resta in mente Construção il cui testo, sottolineato dalla splendida interpretazione, appare quanto mai attuale nei contenuti eppure, nella sua tragicità si presenta con la purezza e la dolcezza di una poesia classica. Grazie Susanna di averlo inserito in scaletta! La serata corre via, come accade sempre quando si sta particolarmente bene, il tempo fugge e si fa tardi, ci accorgiamo dunque di essere arrivati alla fine del concerto con ancore nelle orecchie e nel cuore tanta voglia di ascoltare ancora musica, questa musica, questa Susanna che, timidamente, sale ancora sul palco per concedere un bis: ma non è mai abbastanza. Torno a casa con la voglia di ascoltarla ancora, magari, spero, in un altro locale...


sabato 4 giugno 2011

JAZZ BLACK GROOVE TRIO @ Pentagrappolo Wine Bar

Giulia La Rosa: voce, percussioni

Elisabetta Serio: pianoforte

Patrizio Sacco: basso elettrico



Il Pentagrappolo è un rinomato wine bar della capitale fortemente voluto da qualcuno che di musica se ne intende ed ha cercato di favorire l'acustica in tutti i modi. Il risultato è uno dei migliori "wine bar" dove ascoltare musica posto in una via che a Roma evoca il jazz ad ogni passo.

La serata era calda, quando sono arrivato gli artisti stavano prendendo gli ultimi accordi per la scaletta, una sigaretta e poi via....

Inizia un nuovo viaggio tra le note di questo gruppo. Giulia La Rosa ed Elisabetta Serio le avevo già apprezzate in passato (vedi articolo al Good Cafè), per questo le aspettative erano alte. Avevo la forte curiosità di ascoltare Elisabetta Serio suonare un pianoforte vero: "sarà tutta un'altra cosa!" mi dicevo. Ed eccoli iniziare...


Giulia La Rosa è una cantante di grande esperienza e sa come attirare il pubblico, inizia lentamente con gli standard più semplici (un Summertime tanto per gradire) lavorati con la sua voce speciale, profonda nei bassi e roca al punto giusto. Inizia in punta di piedi di fronte ad un pubblico "assente" e distratto, ma Giulia chiude gli occhi e canta, la sua musica penetra ed il suo cuore danza. Danza a tal punto che quando li riapre tutta la sala è attenta e trascinata da questo sound, dal ritmo lento scandito dal basso. Giulia è semplice e trasmette serenità nella sua dimensione del canto, per questo mi piace ascoltarla dal vivo, per l'espressione profondamente serena e sorridente che assume e che rende il suo canto carismatico e meditativo.


Ma Giulia non è sola in questo progetto, ha sempre a fianco musicisti d'eccezione. Patrizio Sacco, per esempio, non avevo mai avuto l'occasione di ascoltarlo ed ho scoperto un grande musicista, puntuale e misurato. Estroso, mai eccessivo, Patrizio ha accompagnato ogni brano concedendosi, nei soli, fraseggi importanti. Accompagnamenti ritmica e contrappunto hanno dato nuova forza ai brani. Patrizio Sacco è un piacevole improvvisatore che sa bene come sottolineare, con il suo strumento, i diversi momenti ritmici: è il "gusto" che fa la differenza. Infine Elisabetta Serio, una pianista di cui ormai mi ritengo "artisticamente" innamorato. Avevo ragione, con un vero piano è tutta un'altra cosa!!! Le improbabili posizioni delle sue mani lasciano uscire dallo strumento suoni precisi, accordi profondi. Elisabetta entra nel pianoforte ed è un tutt'uno con lo strumento, questo poi diventa a volte percussivo, a volte melodico, armonico e ritmico, incarna ogni sensazione voglia essere trasmessa. Siamo di fronte ad un vero e proprio talento, siamo di fronte ad una magia rara di cui l'orecchio non è mai sazio. Elisabetta Serio completa il lavoro di Giulia La Rosa non solo accompagnandone le armonie, ma sostenendone le emozioni.


Ascoltare questo trio diventa un esperienza che ognuno dovrebbe avere la possibilità di vivere, non solo per la qualità della musica e per la genuinità dell'espressione artistica, ma soprattutto per la semplicità della comunicazione empatica che consente ad ogni brano di arrivare dritto al cuore.

A risentirvi presto!!!


lunedì 16 maggio 2011

Maria Pia De Vito @ Centrale Montemartini

Sabato 14 maggio, ore 22.30: la notte dei musei. Tra le tante proposte scelgo quella della Centrale Montemartini, la prima centrale termoelettrica di Roma da una decina di anni riconvertita in Museo per ospitare alcune opere romane dei Musei Capitolini. Una fila silenziosa di persone aspetta in un cortile industriale davanti a grandi vetrate illuminate, che più che a una fabbrica fanno pensare ad una piccola Versailles.

L'impatto è forte una volta entrati: archeologia classica e archeologia industriale insieme, le macchine e gli dei, il marmo bianco tra la ghisa nera. Due mondi diametralmente opposti si incontrano in un gioco di contrasti continuo. Antinoo, l'amante dell'imperatore Adriano, spicca candido tra turbine e manometri, torsi di guerrieri e divinità si inseguono tra tubature e bulloni, la musa Polymnia, avvolta nel suo manto, sembra proteggersi dai fumi delle caldaie.

L'effetto è spiazzante ed emozionante, nonostante la folla di studenti, turisti, abitanti del quartiere. L'architettura industriale rende nuove, esotiche, belle le opera classiche e le statue antiche rendono misteriose, affascinanti, suggestive le macchine industriali ristrutturate e l'austera ed elegante architettura della fabbrica. A volte, nei musei antichi e pieni di marmi e stucchi, le statue antiche finiscono per annoiarci; a volte passiamo accanto ad edifici industriali senza alzare gli occhi. Qui si gioca sugli opposti: ci si rende conto che per vedere realmente le cose ci vuole un contrasto. Bianco e nero, bianco e nero.

Forse ci avrà pensato anche la cantante che esce ad esibirsi nel palco allestito tra i macchinari, che indossa una tunica optical: bianco e nero, bianco e nero. È Maria Pia De Vito, accompagnata da Guinga alla chitarra. Anche la sua musica gioca sui contrasti: jazz e canto tradizionale napoletano si fondono in un impasto strano, che piacerebbe ai satiri di Dioniso che guardano con occhi di pietra. “Che lingua è?” chiede qualcuno “Portoghese?”, “Forse inglese?”, “No, è napoletano…”. La voce è roca, morbida, acuta, bassa, melodiosa, stridente, perfetta per l'ambiente: sa di macchine e di fumo, ma anche di vele candide e mari azzurri.

Esco insoddisfatta delle mie solite abitudini mentali e un po' più convinta che gli opposti possono non solo attrarsi, ma anche convivere e che nella vita, forse, non bisogna avere paura delle differenze e dei contrasti, ma valorizzarli per ricreare bellezza … e penso che ci tornerò, perché la Centrale ha un programma di concerti jazz (Montemartini Blue Note) ogni venerdì e sabato sera dal 20 maggio al 4 giugno.


© 2011 GHIGHLI

mercoledì 27 aprile 2011

CRISTOFORO GORNO @ Palazzo delle Esposizioni

CRISTOFORO GORNO – NELLE MANI DI UN DIO QUALUNQUE
Aliberti Editore

Presentato in una delle sale della libreria ARION del Palazzo delle Esposizioni il libro esordio di Cristoforo Gorno, frutto del suo profondo amore per il mondo Ellenico e dei suoi viaggi di esplorazione e curiosità. Ho conosciuto Cristoforo in una serata dai risvolti insoliti, schierati dalla stessa parte in un agguerrito torneo di bigliardino nello studio di un comune amico artista. Il suo modo di “cantar storie” ricco di particolari iconografici che dipingono perfettamente i luoghi attraversati è così affascinante, che mi è sembrato naturale veder tutto questo trasformato in un romanzo. Bravissima la giornalista Fiamma Satta che con le sue domande ha sviscerato paesi, personaggi, immagini, accompagnata dagli interventi del professore archeologo Valerio Massimo Manfredi, che con Cristoforo, condivide le passioni per i miti Greci e la storia, oltre ad alcune trasmissioni televisive.
Il romanzo, come lo ha definito Fiamma, è un Caleidoscopico susseguirsi di storie che “teletrasportano” il lettore da una parte all’altra del mondo intrecciando le vite dei personaggi con quelle degli Dei, punto di riferimento di ogni fatto. Alcune delle storie sono vere, intensa quella della ragazza si Sarajevo che, per avvertire i genitori sordomuti dell’inizio della guerra, poggia le loro mani sulle pareti di casa lasciando percepire le vibrazioni dovute ai bombardamenti. Dalla Germania alla Spagna all’Amazzonia, al Messico, Gorno riproduce l’emozione dei viaggi interiori ed esteriori in queste dodici storie sospese tra vicende vere e mondo onirico, dalle quali si è piacevolmente rapiti. “Atena, dea gloriosa, occhi scintillanti, saggia, cuore inflessibile, vergine angusta, che sempre scandaglia la notte con la luce del suo sguardo acceso” è tra tutte quella della quale mi piacerebbe vestire i panni.

by ©Alearch 2011

domenica 17 aprile 2011

Alessio Delfino - Tarots @ GALLERIA FRANZ PALUDETTO

La galleria Franz Paludetto offre sempre dei punti di vista nuovi e fuori tendenza nel panorama dell’arte contemporanea e soprattutto delle gallerie romane. In mostra questa volta tre opere di grandi dimensioni dell’artista Alessio Delfino che ci raccontano della sua visione degli Arcani Maggiori dei Tarocchi Marsigliesi. Le tre “dee” rappresentate nelle foto sono legate dal sottile filo del rigore ed osservano, statuarie, dai tre lati dell’unico raccolto ambiente che compone la galleria. “L’imperatrice” domina la sala con il suo sguardo magnetico ed intrigante; lo spettatore è così agganciato ed attirato fin dentro la foto, ad osservare ogni piccolo dettaglio, arrivando quasi a percepire la pelle vellutata, o il freddo metallo dello scudo.

Alla sua destra la “Papessa”, incorniciata tra due colonne riconduce alla simbologia tra Sacro e Profano, mentre dal lato opposto il contrasto è giocato tra la pelle scura e lucida della modella e la poltrona in pelle d’oro sulla quale posa.
Ancora una volta Franz, con l’aiuto dell’artista e sua compagna Daniela Perego, brava e simpatica padrona di casa, ci regala uno spunto di riflessione inusuale sull’arte ed in particolare sulla fotografia.



by © Alearch 2011

sabato 16 aprile 2011

Giulia La Rosa Quartet @ Good Cafè

Giulia La Rosa
(voce and drum)

Elisabetta Serio
(piano)
Steve Mariani
(basso)
Stefano Corrias
(batteria)

Era una sera di pioggia incerta, entro nel solito Caffè a Trastevere per mangiare un boccone, bere (forse) un buon vino nella speranza di ascoltare della musica live. Mi affaccio nella sala e scorgo sul fondo due visi ormai noti; Steve Mariani e Stefano Corrias. "Cominciamo alla grande!", mi dico, li ho già sentiti suonare altre volte, mai insieme, ma entrambi mi piacciono molto. Poco so del resto del gruppo. Con Giulia La Rosa ci eravamo già incrociati scambiando solo due parole in un jazz club, ma non avevo avuto mai modo di ascoltarla, mentre Elisabetta Serio mi è del tutto sconosciuta (è bene ammettere la propria ignoranza a volte). Ascolto con attenzione le ultime note del sound check e resto letteralmente a bocca aperta: quattro battute e già avevo capito che la serata sarebbe stata densa di sound e di nuove emozioni.
La piccola sala, dove comincia a sentirsi la mancanza di un tocco femminile, non tarda a riempirsi di affezionati e turisti, americani e spagnoli, chiassosi finchè la band non inizia a suonare. Fin dal primo brano è chiaro a tutti che non si sta assistendo ad una performance qualunque, la band non è sul palco per suonare dei pezzi e passare la serata: qui si fa musica nel senso intimo del sintagma fare musica. Perchè "fare musica" non è sparare del suono più o meno gradevole fuori dagli amplificatori, "fare musica" è una filosofia, un modo di essere, un modo di vivere e di comunicare. Questo ci regala in questa serata Giulia La Rosa con il suo sguardo sereno ed il suo sorriso spontaneo. Giulia canta con voce profonda ed una tecnica particolare che la fa giocare con le note modulando i toni fino a divenire il quarto strumento del gruppo, ma non è sola e questo assume una particolare importanza: la magia non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati tutti gli altri componenti del gruppo. Stefano Corrias alla batterias (ormai si dice così) che alternando bacchette e spazzole ha sempre dato il giusto supporto ed il via ai giochi tra gli strumenti che, a loro volta, hanno sempre risposto con attenzione e puntualità. Steve Mariani (vecchia conoscenza) al basso elettrico per l'occasione che ha spinto oltre ogni limite le cinque corde a sua disposizione regalandoci ritmo, groove, e soli di preziosa fattura improvvisando, sognando e rispondendo con professionalità al richiamo del gruppo. Infine Elisabetta Serio (mi domando come abbia potuto vivere senza fino ad oggi!), una pianista d'eccezione, un raro talento che unisce in un unico tocco la dolcezza della Marcotulli, la fantasia di Rea e l'ossessività di Jarrett. Da una formazione come questa non poteva che scaturire una serata spettacolare, tutto il quartetto, abilmente diretto da Giulia La Rosa, ha suonato lasciando enormi spazi all'improvvisazione ed alle iniziative personali. Il repertorio è vastissimo e spazia pescando in almeno un cinquantennio di musiche famose: dagli standard del jazz, passando per Sting, Beatles e Doors.
Gli sguardi intensi tra i musicisti che si cercano per lanciarsi delle sfide, per giocare chiamando un fraseggio a cui rispondere alternando tutti gli strumenti, la voglia di scherzare e di scoprire, la meraviglia di incantarsi dei risultati raggiunti, la gioia di suonare e davvero fare musica: questo è il bagaglio che ci hanno lasciato e con il quale, i fortunati avventori della serata, sono tornati a casa. Voce, basso, batteria e tastiera in un continuo rincorrersi, richiamarsi, ruotare intorno al tema, ricercarsi, emularsi e rispondersi hanno creato nella sala quella magia mistica e leggera, fantasiosa e profonda che si prova solo perdendosi in un quadro di Matisse.
Un quartetto d'eccezione, che ha numeri da vendere e ancora tanto entusiasmo da regalare. Questo è quello che cerco quando vado ad ascoltare musica. Questo è il senso profondo di questo blog che, in tutta umiltà, non vuole fare della critica musicale ma semplicemente restituire agli artisti parte di quelle emozioni che gli artisti stessi hanno saputo stimolare con il loro lavoro.
Davvero bravi!

mercoledì 13 aprile 2011

Kristina Granata 4tet @ Alexander Platz

E' una Kristina spumeggiante quella che ho incontrato l'altra sera all'Alexander Platz lo storico locale Romano del Jazz. L'ambiente è gradevole ma, come sempre, la cortesia è demandata all'iniziativa del singolo, Kristina ci accoglie con un grande sorriso, da vera padrona di casa, affannata tra una telefonata pre concerto e l'attenzione da rivolgere agli altri convenuti. Non si fa attendere e puntuale sale sul piccolo palco del locale accompagnata dalla sua band: veterani del jazz a servizio di una nuova voce fresca ed innocente che fin dai primi brani ci regala brividi di passione. Il repertorio scelto appartiene al più classico degli standard, spazia da Cole Porter a George Ghershwin e in ogni brano, abilmente misurato sulle potenzialità degli artisti, tutti concorrono a al completamento ed al perfezionamento dei suoni che si fondono, insieme alla voce, lasciando il giusto spazio ai singoli. Kristina è emozionata, ma padrona della sala e del palco, scherza con il pubblico, con la band, non si lascia distrarre da qalche commento di troppo che arriva dalla sala. Kristina affronta la serata con la sua semplicità, con l'umiltà di chi vuole regalare delle emozioni e si è preparata da tempo per questo appuntamento. Le emozioni non tardano ad arrivare, nascono dall'unione di tutto il quartetto che si muove compatto, con esperienza e disinvoltura spaziando tra i brani e giocando con il ritmo. Kristina Granata è indiscusso capitano di questa formazione di musicisti storici. Con il suo sorriso accompagna ogni brano, la voce scivola sulle note sfiorandole o rimarcandole secondo le sensazioni che ci vuole trasmettere, c'è una grande capacità di controllare la voce che si miscela all'emozione di calpestare un palco così importante: ne esce un mix particolarmente intenso dove professionalità e vulnerabilità si alternano e si fondono fino a divenire, per il pubblico, coinvolgimento puro.
Il concerto si svolge tutto d'un fiato, e la band si mette sempre in maggiore evidenza. Si nota una particolare intesa artistica tra Kristina e l'eccellente pianista Riccardo Biseo, si capiscono al volo attraverso sguardi sottratti alla sala. Riccardo regala spunti di eccezionale portata e soli da brivido in più di un'occasione, è un pianista completo e di grande esperienza, conosce lo strumento e sa bene come controllarlo regalando note pulite in articolazioni mai banali. Analogamente Giorgio Rosciglione al contrabbasso e Lucio Turco alla Batteria accompagnano la serata con grande serietà e sapienza mettendo in campo tutto il loro sapere fare musica.
Una bella serata, un bel quartetto da ascoltare e riascoltare nelle occasioni offerte dalla capitale.

sabato 9 aprile 2011

Nico Vascellari - Blond @ MACRO

NeroMagazine, ha scelto questa volta la red conference room del Museo Macro come palcoscenico per la presentazione del Libro opera d’arte di Nico Vascellari “BLOND” alla presenza, tra gli altri, dell’artista Luigi Ontani oltre alle piu’ accreditate gallerie di Roma. Conosciuto come uno dei piu’ importanti tra gli artisti Italiani della generazione punk hardcore, Nico ha tenuto alta l’attenzione per tutta la durata dell’intervista. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un uomo che ha fatto del collezionismo ossessivo la sua missione, scegliendo con accuratezza i soggetti e rifiutando la regola che vuole nello scambio la via piu’ diffusa per accaparrarsi pezzi introvabili. Famosa la sua immensa raccolta di foto e materiale sulla modella Kate Moss. Tra le collezioni piu’ preziose quella di vinili, circa 3.000, recuperati spesso con modalità antiche e improbabili; singolare la storia di una delle sue copertine, donatagli dalla famiglia di un amico musicista morto di overdose.
Vascellari, eclettico, è musicista, artista, collezionista, irriverente, controcorrente, attirato da tutto cio’ che la normalità conformata rifiuta; la sua etichetta VON ARCHIVE esprime perfettamente il valore che lui attribuisce all’immagine ed al contenuto dei dischi. Il libro-opera sulle “bionde”, presentato questa sera, collezione di 200 pagine non rilegate di fashion magazines raccolte in dieci anni di lavoro, strappate, fotografate, stampate su carta patinata e conservate in un cofanetto nero, esprime esattamente la cura ossessiva con la quale Nico esplica la sua catarsi senza curarsi del tempo che ci vorrà per portare a compimento il suo lavoro. La serata prende vita dopo le 22 nell’appartamento loft di Delfina Fendi dove personalità del mondo dell’arte e dello spettacolo si ritrovano per festeggiare il nuovo lavoro di Nico. Tra un cocktail ed un bicchiere di vino sbircio ed osservo la scena, si intrattengono la giornalista Adriana Polveroni, la collezionista e art dealer Ines Musumeci Greco, l’artista Ra di Martino, della brillante gallerista Romana Paola Capata director di MONITOR, Elisabetta Benassi prossima ad esporre alla Biennale di Venezia, l’artista tedesco Max Renkel oltre a public relation women foundraising e, ovviamente lo staff di NERO.
Non ultimo l’artista e compagno di Delfina Fendi Claudio SantaMaria che un po’ in disparte sembra studiare con attenzione i gruppi di discussione.
Perfetta la musica, interessante l’atmosfera creata dalle luci dimmerate e dalle candele, ottimi i cocktail, sarebbe stato interessante trovare anche un ambiente un po’ più aperto alla convivialità ed alla condivisione.


by © Alearch 2011